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Il 28 aprile 2013, ha fatto il suo ingresso ad Aquino, il nuovo Vescovo diocesano mons. Gerardo Antonazzo che aveva “ preso possesso” della diocesi, a Sora il 21 di aprile.

In tale occasione, il Sindaco di Aquino Antonino Grincia, da un palco allestito davanti al monumento a San Tommaso, ha rivolto al nuovo Vescovo, il saluto che segue

 

Eccellenza reverendissima,
a nome di tutta la città di Aquino che ho l’onore di rappresentare, le do il benvenuto in questa città molto piccola nelle dimensioni, ma dalla lunghissima storia:
le do il benvenuto in questa città, che si rende celebre in tutto il mondo, direi in tutta la storia, e in tutta la cultura … e il cui nome “ vola per gli spazi e per il tempo “ …secondo le parole che il Papa Paolo VI pronunciò proprio nel punto in cui noi ci troviamo in questo momento …
Benvenuto in questa città e in questa piazza il cui suolo è stato solcato nel ventesimo secolo da uomini come il Cardinale Achille Ratti, poco prima di diventare Pio XI, come il Cardinale Karol Wojtyla, come il Cardinale Joseph Ratzinger, che qui hanno onorato, come naturalmente Paolo VI, l’immensa figura a cui questa piazza è intitolata e la cui immagine ci sovrasta alle nostre spalle; il nostro concittadino san Tommaso, l’Aquinate per eccellenza, come recitano i dizionari alla relativa voce.
Benvenuto in questa città dove i vescovi sono di casa, e sono a casa, e lo sono da ben quindici secoli, da quando cioè, nel quinto secolo nacque la chiesa diocesana aquinate, sotto la cui giurisdizione, secondo molte fonti storiche, si pose anche San Benedetto al momento di fondare la sua Abbazia.
E oggi, benché dal 1983, la diocesi sia diventata un tutt’uno con quella di Sora e di Pontecorvo, Aquino non ha cessato di considerare il successore di Costanzo, Santo Vescovo del VI secolo, come uno di casa e che qui ancora è di casa.
Per questo la ringraziamo, perché si è voluto opportunamente e giustamente, mantenere la tradizione dell’ingresso solenne anche ad Aquino, pur se la presa di possesso, come viene definita, avviene nella cattedrale sorana.
E non posso non sentirmi onorato dal fatto che sia io ad aver dato, ed a dare, il benvenuto e il saluto della città a tutti e tre i vescovi che si sono succeduti nella nostra diocesi, dopo quella data. È per me un altissimo onore, che sento e ho sentito tutto intero, unitamente alla responsabilità di ben rappresentare anche questi momenti che possono essere considerati anche storici, nel succedersi degli eventi di questa terra di San Tommaso, e che oggi manifesto pubblicamente al rappresentante della nostra chiesa diocesana.
Oggi lei arriva in una piccola città, moderna e nuova, che si è sovrapposta a quella antica e antichissima, come conseguenza di eventi drammatici che l’hanno riguardata nell’ultimo scorcio del ventesimo secolo, … il passaggio del fronte bellico della seconda guerra mondiale, che, data la sua posizione, come già accaduto altre volte in due millenni, ha provocato la sua quasi totale distruzione, a cui, con il grande sforzo di tutti, è seguita la sua rinascita ed è diventata quella che lei, e noi tutti oggi abbiamo davanti agli occhi … una città nuova e moderna.
La chiesa cattedrale che lei vede alle nostre spalle, è stato l’emblema della ricostruzione materiale ma anche morale di Aquino.
Questo maestoso edificio ricostruito negli anni 50, e consacrato negli anni 60, ha accompagnato anche la ricostruzione delle case e delle strade e la ricomposizione del tessuto sociale di Aquino; la cattedrale distrutta, e che si trovava in questa stessa piazza, ha ceduto il passo a un tempio più ampio, necessario anche per la popolazione più numerosa e per le esigenze che aumentavano.

Come avrà capito perciò, dalle mie parole, lei giunge in un luogo che non le è estraneo, iniziando la sua visita dal punto dove sono passati oltre che i suoi predecessori, tanti che hanno segnato la storia recente della chiesa, e dove tante memorie, a cominciare dal nome stesso della Città, richiamano colui che tanta parte ha avuto ed ha nella dottrina della Chiesa Universale, come affermò proprio qui quel grande Papa appena ricordato, ed a cui sono intitolate nel mondo innumerevoli chiese, e un’infinità di scuole e di centri di cultura e di ricerca.
Oggi giunge lei, come nuova guida spirituale della nostra comunità, e giunge tra l’altro n un contesto storico, locale e nazionale, molto difficile e molto problematico, non solo per le istituzioni civili, ma anche per quelle della stessa Chiesa.
La saluto e le rivolgo il mio augurio, consapevole anche del delicato compito di cui è stato investito; la saluto con deferenza e rispetto, consapevole come sono, e come siamo, dell’importanza del ruolo della Chiesa nella società, e di quello dei suoi singoli pastori che oggi hanno anche, come le istituzioni civili, necessità di riconquistare una credibilità e una fiducia, oggi molto scossa da eventi e da situazioni particolari.
Saluto in lei, anche il rappresentante di quella continuità storica, già prima accennata, unica continuità storica, quella episcopale, che nel corso di quindici secoli non ha mai avuto interruzione, prima come Pastore di Aquino, molto più tardi, di Aquino e Pontecorvo, infine di Sora – Aquino – Pontecorvo. Colgo perciò anche l’occasione in questo momento, di salutare quanti, memori di questa lunga appartenenza diocesana, che testimonia un’ancor più antica comunanza di origine, quanti sono qui presenti, testimoni di quella antica origine.
Il riferimento è alle comunità dell’antica diocesi di Aquino, e cioè ai cittadini di Arce e Roccadarce, di Castrocielo, di Colle San Magno, di Colfelice, di Esperia, di Pico, di Piedimonte San Germano, di Roccasecca, di Santopadre, di Terelle, di Villa Santa Lucia …. con cui come si è detto, abbiamo una storia comune, comune radici, ed oggi, e non può essere diversamente, anche gli stessi problemi sociali ed economici e che sono tanti e si fanno sentire.
Quei problemi che hanno generato la pesante crisi in cui tutti siamo coinvolti, e ben lo sappiamo noi responsabili della comunità locali verso cui si riversano tutte le difficili problematiche anche dei singoli cittadini proprio perché siamo noi che più direttamente, con loro, li viviamo tutti i giorni. Quella crisi, che purtroppo è alimentata anche dalla caduta verticale di credibilità politica e in molti casi anche istituzionale.
E il compito arduo che attende tutti, compresi “ i pastori di anime “, è anche quello di restituire credibilità al ruolo che ciascuno di noi è stato chiamato a ricoprire, all’istituzione di cui siamo responsabili, e al servizio per cui ci siamo impegnati, ciascuno nel proprio campo e con il proprio ruolo.
E ancor più sono necessari la collaborazione e l’impegno comune, proprio perché il fine primo e ultimo delle Istituzioni che rappresentiamo, cioè la Chiesa e lo Stato, è lo stesso essere al servizio della società e dei suoi singoli componenti per aiutarla e migliorarla.
Lei, infatti, non rappresenta solo la storia, sia pure lunga e importante; lei rappresenta in mezzo a noi, quella parte della società che è stata lievito per la crescita e la formazione in mezzo ad essa; ed ancor più è chiamata ed esserlo oggi, in un momento di profonda difficoltà, che investe tutti i valori, quelli materiali e quelli spirituali; in un momento storico in cui anche l’insegnamento della Chiesa viene oscurato a causa delle azioni, e a causa degli infiniti messaggi delle più svariate provenienze che non aiutano più a distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo; ciò che è vero da ciò che è falso; messaggi che si insinuano e penetrano un maniera capillare nei più diversi strati della società e tra tutte le fasce di età, a cominciare dall’età adolescenziale.
Per tali motivi oggi si avverte il bisogno vitale di messaggi positivi, di azioni positive, soprattutto di testimoni positivi e credibili che in qualche modo possano rispondere all’esigenza che si sente impellente nella nostra società: si ha bisogno di testimonianza. La testimonianza, fa di un messaggio, un messaggio diverso da tutti gli altri, un messaggio credibile.
Mi piace ripetere quanto ho avuto modo di dire, anche in un’altra occasione simile; “ il mondo ha necessità di testimoni, più che di maestri “; e questo principio evangelico ha reso diverso il vostro messaggio che nel corso dei secoli, ma in molti casi anche oggi, è stato in primo luogo la testimonianza, pur se si tende a dare molto più la voce alle testimonianze negative, che pure non mancano.
La Chiesa ha dato la testimonianza di tanti suoi figli che nel corso della storia, si sono spesi fino al sacrificio estremo; ancora oggi, negli angoli più disparati de mondo, dove sono fatti oggetto anche di forti persecuzioni, offrono ancora splendidi esempi di dedizione agli altri; per questo, nonostante quelli che violano la propria missione, la Chiesa rimane un punto di riferimento nel mondo e nella nostra società. Punto di riferimento anche nelle nostre parrocchie, che ancora possono fare tanto per rispondere alle necessità non solo spirituali, ma anche formative e aggregative.
Le parrocchie godono ancora di un consistente patrimonio umano, e di notevoli risorse umane, che, se sollecitate e ben guidate, possono ancora portare notevoli frutti anche nel campo educativo, oltre che in quello assistenziale.
Per questo molti si aspettano che i pastori incoraggino ed aiutino sempre più le parrocchie nell’aprirsi agli altri, dando e chiedendo collaborazione; non sto dicendo nulla di nuovo nel fare queste affermazioni;solo pochi giorni fa questo è stato il monito, ma anche l’invito del nostro nuovo Papa, ma spesso già richiamato da Papa Benedetto, quando ha affermato che” i pastori dovrebbero essere più pastori, e meno burocrati”, o che, come un’altra azzeccata definizione dei giorni scorsi, ….” I pastori dovrebbero avere l’odore delle loro pecore …“.
Sono indicazioni queste, che nei momenti tanto difficili che attraversiamo, crisi economica, crisi occupazionale, crisi di credibilità, possono e sono certamente il valore aggiunto.
La parrocchia , pur se non come un tempo, ancora costituisce un punto di riferimento, che, e parlo anche da parrocchiano, è una ricchezza anche sociale che non si deve disperdere; sarebbe necessaria che venisse un po’ recuperata la sua antica e forte vitalità, che in parte, dati i tempi così diversi dal passato, potrebbe ancora avere.
La “domanda “, si direbbe oggi, è ancora molto elevata, specie da parte di tante famiglie.
A lei, che mi è sembrato di vedere così aperto, così forte, così entusiasta di questa nuova alta missione, desidero rivolgere l’invito ad incoraggiare le iniziative a favore del mondo giovanile per poter ancora essere la parrocchia, almeno uno dei punti di riferimento per il ruolo formativo delle nuove generazioni, perché possano essere aiutate a capire che i valori su cui si fonde la nostra cultura e la nostra società, che sono i valori dell’umanesimo cristiano,non solo hanno ancora un senso, ma costituiscono ancora un punto fermo per il nostro vivere civile, primi tra tutti, la tolleranza, il rispetto reciproco, e la solidarietà.
Io, e qui voglio introdurre un pensiero, personale , ma nello stesso tempo pubblico, in questo momento, particolare anche per me, ho cercato sempre di mantenere fede a questi valori, in primo luogo, che è quello che qui interessa, nel mio impegno civile, che è stato l’impegno di una persona con formazione cristiana, che ha voluto testimoniare nell’impegno civile, i valori in cui crede e su cui si è formato.
Eccellenza, quello di oggi è il mio ultimo intervento pubblico dopo trentotto anni di impegno civile diretto, e dopo ventuno da che ho assunto la principale responsabilità istituzionale, ma anche etica e morale della comunità di Aquino.
Tra un mese esatto, questa responsabilità molto faticosa, anche se molto gratificante, giungerà a conclusione.
A suo tempo, tanto tempo fa, come ho già detto, ritenni necessario che non si potesse solo stare a guardare e a giudicare, come tanti ritengono di fare…..
Nonostante la mia personalità non fosse molto portata alla eccessiva “esposizione”, ritenni, che per un cattolico che vuol testimoniare i propri valori nella società, fosse necessario “ sporcarsi le mani “, come si usa dire quando ci si immerge realmente e concretamente nell’azione, e nella responsabilità che comporta questo tipo di impegno, anche con i tantissimi rischi che naturalmente questo impegno comporta.
L’ho fatto però, perché ho ritenuto che dovesse essere fatto; e a quei valori appena enunciati, ho cercato di improntare sempre la mia azione e soprattutto la mia testimonianza;
non so se sono riuscito a dimostralo; ma io so di aver seguito questo imperativo e questa linea in quello che per me ha sempre costituito un servizio reso agli altri …. questo ritengo sia il senso di politica come la più alta forma di carità, come tanto tempo fa qualcuno ha definito la politica.
So che detto oggi, in questo particolare momento storico italiano, la definizione è in netto contrasto con quanto accade, ma per me è stato così, e così ho cercato di testimoniarlo.
Lo dico in questo momento davanti ai miei concittadini perché so di poterlo dire, e di fronte a lei, che per me e per tanti, ancora rappresenta quei valori di cui la Chiesa è custode e “madre e maestra”,come sanno bene quelli che in essa credono e con i quali si è formata la mia personalità.
Io, anche come credente, credo molto nei “ segni “ e nei segni provvidenziali….
È un segno anche che io abbia potuto pronunciare queste parole, in questa occasione, fino a poco tempo fa non prevista;e offrire qui davanti a lei e ai miei concittadini, questa che è una mia piccola testimonianza, fatta si di parole che richiamano lunghi anni di servizio, quasi una vita, al servizio di questa comunità.
Mi si perdoni se faccio uso ancora di espressioni degli uomini della Chiesa, ma mi ha sempre attratto l’espressione di san Paolo.. “ ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa…ho conservato la fede”
Ecco, anche io credo di poter dire, ho combattuto la buona battaglia. Ho terminato la mia corsa….ho conservato la fiducia “

Questo mio ultimo pensiero vuole essere in questo momento, una testimonianza offerta a lei, una testimonianza per l’inizio di questa sua nuova “ buona battaglia che ha appena cominciato .... una “corsa” la sua, che richiede dedizione, di mente e di cuore,impegno,costanza azione continua e incessante, ma che infine le daranno la certezza di aver combattuto la” buona battaglia” di cui parla l’apostolo delle genti.

 


Il manifesto di benvenuto al nuovo vescovo Antonazzo del Sindaco e dell'amministrazione di Aquino.


Un altro manifesto del sindaco di Aquino Antonino Grincia, che dà il benvenuto al vescovo Gerardo Antonazzo, nella città di Aquino.

Davanti alla cattedrale di Aquino e al monumento a san Tommaso, tutto è pronto per l'accoglienza del nuovo vescovo Antonazzo, da parte del sindaco Grincia e dell'amministrazione aquinate, oltre che dei cittadini. E' il 28 aprile 2013.


Il vescovo mons. Gerardo Antonazzo attraversa piazza san Tommaso avendo a fianco il sindaco di Aquino prof. Antonino Grincia.


Davanti al monumento a san Tommaso, il sindaco di Aquino Grincia, rivolge il saluto ufficiale della città al vescovo diocesano Antonazzo.

Il sindaco Grincia mentre porge il saluto di Aquino al nuovo vescovo Gerardo Antonazzo. Sul palco anche il gonfalone della città con appuntata la medaglia che Papa Paolo VI vi mise il 2 gennaio 1974 nella Città del Vaticano.


Il sindaco di Aquino Grincia e il vescovo Antonazzo,, sul palco davanti al monumento a san Tommaso, nello stesso punto in cui nel 1974, il Papa Paolo VI commemorò la figura dell'Aquinate, come ha tenuto a ricordare lo stesso sindaco di Aquino.

Il nuovo vescovo diocesano mons.Gerardo Antonazzo, risponde al saluto appena rivoltogli dal sindaco di Aquino prof.Antonino Grincia davanti alla cattedrale aquinate. A lato, mons. Giandomenico Valente, vicario zonale di Aquino.


Il sindaco Grincia e il vescovo Antonazzo, si stringono la mano dopo i saluti che si sono rivolti davanti al monumento a san Tommaso d'Aquino.


Un'mmagine degli aquinati sullo sfondo della cattedrale di Aquino ascoltano i saluti del sindaco di Aquino Grincia, e del vescovo Antonazzo.


Il vescovo mons. Antonazzo, riceve in omaggio dal sindaco di Aquino Grincia, lo stemma del Comune di Aquino, con il gallo e il leone rampante, simbolo anche della dinastia della famiglia di San Tommaso.


Ad accogliere il vescovo nella piazza di Aquino, oltre al sindaco aquinate Grincia, anche alcuni sindaci delle città un tempo appartenenti all'antica diocesi di Aquino.


Il vescovo aquinate mons. Antonazzo, fa il suo ingresso nella cattedrale di Aquino baciando la famosa "croce di cristallo" risalente al medioevo e ritrovata murata in una parete del castello dei Conti di Aquino, che per alcuni secoli è stato chiamato anche castello della "santa Croce".


Un momento della solenne celebrazione della messa da parte del vescovo mons. Antonazzo, all'interno della cattedrale aquinate. Questa immagine è stata scattata dallo stesso sindaco di Aquino Grincia.

La cattedrale di Aquino illuminata con fiaccole la sera dell'ingresso solenne del nuovo vescovo diocesano, il 28 aprile del 2013.

 

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